Berardi, il Milan è la sua vittima preferita: 12° gol e storia che si ripete
Certe storie, nel calcio, sembrano non finire mai. Cambiano gli allenatori, le stagioni, i momenti delle squadre. Ma non cambiano i protagonisti. Quando Domenico Berardi vede il Milan, il copione è sempre lo stesso: gol.
Al Mapei Stadium, bastano sei minuti per scrivere l’ennesimo capitolo. Sinistro preciso, partita indirizzata e un numero che continua a crescere: 12 gol in carriera contro i rossoneri. Nessuna squadra ha subito così tanto l’esterno del Sassuolo. È, a tutti gli effetti, la sua vittima preferita.
Un rapporto speciale (e doloroso)
Dodici reti non sono una coincidenza statistica. Sono una traccia chiara, una linea continua che attraversa gli anni. Berardi non segna al Milan “ogni tanto”: segna spesso, segna nei momenti chiave, segna quando serve.
Il gol arrivato a Reggio Emilia è l’ennesima dimostrazione di quanto l’attaccante neroverde sappia leggere questo tipo di partite. Contro il Milan trova spazi, tempi e lucidità con una naturalezza quasi disarmante. È come se riconoscesse il contesto, sapesse già dove colpire.
Il gol che apre le danze neroverdi
La rete dello 1-0 nasce subito, quasi a freddo. Un mancino pulito, senza esitazioni, che sorprende la difesa rossonera e indirizza immediatamente la gara. Un gesto tecnico che racchiude tutto il repertorio di Berardi: rapidità, precisione e quella capacità di essere decisivo nelle prime battute.
Da lì in poi, la partita prende una piega chiara. Il Milan fatica a reagire, resta in balia degli eventi e finisce per inseguire senza mai davvero rientrare. Anche l’espulsione di Fikayo Tomori complica ulteriormente il quadro, ma il segnale era già arrivato: Berardi aveva colpito ancora.