Cristiano Ronaldo, addio al Portogallo dopo 234 partite e 146 gol: l’eredità di una leggenda
Si chiude una delle carriere più straordinarie nella storia del calcio internazionale. Cristiano Ronaldo ha annunciato il ritiro dalla nazionale portoghese, mettendo fine a un’avventura durata oltre vent’anni e caratterizzata da record, trofei e momenti indimenticabili. A 41 anni, l’ex attaccante di Manchester United, Real Madrid e Juventus saluta il Portogallo con 234 presenze e 146 gol, numeri che lo rendono il calciatore con più partite disputate e più reti segnate nella storia delle nazionali maschili. Un primato che racconta soltanto una parte della sua eredità: Ronaldo ha trasformato il rapporto tra un’intera nazione e il calcio, diventando un simbolo riconosciuto in ogni angolo del mondo.
Cristiano Ronaldo, i record con il Portogallo e il confronto con Messi
Dal suo esordio in nazionale fino all’ultima apparizione, Ronaldo ha riscritto numerose pagine della storia del calcio. Le sue 234 presenze rappresentano un primato assoluto, con 26 partite di vantaggio su Lionel Messi, secondo anche nella classifica dei marcatori internazionali con 126 reti, venti in meno rispetto al portoghese. Numeri impressionanti, soprattutto considerando la longevità di CR7. Tra il 2022 e il 2026, quando molti ritenevano ormai conclusa la sua parabola ai massimi livelli, Ronaldo ha realizzato altre 28 reti con la maglia della nazionale. Non sono mancati i momenti difficili, come l’esclusione dall’undici titolare durante i Mondiali del 2022 e il controverso episodio che ha preceduto il suo addio definitivo. Lo scorso settembre, infatti, il portoghese aveva abbandonato il ritiro della nazionale durante gli impegni di Nations League, apparentemente contrariato dalla decisione del commissario tecnico Jorge Jesus di non utilizzarlo contro la Norvegia. Un comportamento costato una multa di 286 dollari e diventato l’ultimo capitolo di un rapporto comunque destinato a rimanere nella storia.
Dall’Europeo 2016 alla Nations League: i trionfi di CR7
La grandezza di Ronaldo con il Portogallo non si misura soltanto attraverso i record individuali. Il trionfo agli Europei del 2016 rappresenta probabilmente il momento più importante della sua carriera in nazionale. Durante il torneo in Francia, CR7 fu decisivo contro l’Ungheria nella fase a gironi, segnando una doppietta e servendo un assist nel 3-3 che permise ai lusitani di proseguire il cammino. In semifinale, contro il Galles, realizzò di testa il gol che aprì la strada alla finale. Nell’ultimo atto contro la Francia, un infortunio lo costrinse a uscire dopo appena 25 minuti, ma Ronaldo continuò a sostenere i compagni dalla panchina, trasformandosi quasi in un secondo allenatore prima della rete decisiva di Eder. Nel 2019 arrivò il successo nella prima edizione della Nations League, con una tripletta alla Svizzera in semifinale, mentre nel 2025, ormai quarantenne, contribuì alla seconda vittoria nella competizione segnando contro la Spagna nella finale poi conquistata ai rigori. Indimenticabili anche la tripletta alla Svezia nello spareggio per i Mondiali del 2014 e quella contro la Spagna nel 3-3 ai Mondiali del 2018.
Da Madeira al tetto del mondo: Ronaldo simbolo di un’intera nazione
La storia di Cristiano Ronaldo è anche quella di un ragazzo cresciuto in condizioni economiche modeste sull’isola di Madeira, lontano dai grandi centri del calcio europeo. A soli 12 anni lasciò la famiglia per trasferirsi a Lisbona ed entrare nel settore giovanile dello Sporting, iniziando un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno degli sportivi più famosi del pianeta. Il suo impatto ha superato i confini del Portogallo, trasformando il numero 7 e la celebre esultanza «Siuuu» in simboli riconoscibili in tutto il mondo. Anche in Paesi lontanissimi, come l’Uzbekistan, Ronaldo è diventato un autentico idolo popolare. La sua influenza si è riflessa sulle generazioni successive di calciatori portoghesi, cresciuti ammirando le sue imprese e, in alcuni casi, arrivati a condividere con lui lo spogliatoio della nazionale. Da Bruno Fernandes a Bernardo Silva, fino a João Neves, il Portogallo ha continuato a produrre grandi talenti, ma nessuno ha avuto lo stesso impatto mediatico e sportivo di CR7.
L’addio di Ronaldo: «Ho dato tutto per il Portogallo»
Il finale della sua esperienza internazionale non è stato quello che molti avrebbero immaginato per un campione di questa portata. Le tensioni con lo staff tecnico e la progressiva perdita di centralità nella squadra hanno accompagnato gli ultimi mesi di una carriera comunque irripetibile. Nel messaggio con cui ha annunciato il ritiro, Ronaldo ha voluto ricordare soprattutto le proprie origini e il legame con il Paese: «Grazie per avermi permesso di vivere un sogno iniziato quando ero soltanto un bambino a Madeira, mentre correvo dietro a un pallone». Poi il saluto definitivo: «Me ne vado a testa alta, orgoglioso del percorso compiuto e consapevole di aver dato tutto quello che avevo per il Portogallo». Sull’isola dove è cresciuto esistono già un museo dedicato alla sua carriera e un aeroporto che porta il suo nome. Ma il monumento più importante rimane quello costruito sul campo: 234 partite, 146 gol, un Europeo e due Nations League, oltre a un’eredità destinata a influenzare il calcio portoghese ancora per molti anni.