Arrigo Sacchi

Bosnia-Italia e quell’amichevole per risanare le ferite di guerra

Il 6 novembre 1996 il primo precedente tra le due nazionali in un contesto profondamente segnato dal conflitto: fu l’ultima di Arrigo Sacchi sulla panchina azzurra
Vincenzo Lo Presti
Arrigo Sacchi (Getty Images)

Il 6 novembre 1996 il primo precedente tra le due nazionali in un contesto profondamente segnato dal conflitto: fu l’ultima di Arrigo Sacchi sulla panchina azzurra

Arrigo Sacchi
Arrigo Sacchi (Getty Images)

Alle ore 20.45, allo stadio Bilino Polje di Zenica, Bosnia e Italia si giocano il pass per i Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti. La rivalità tra le due nazionali è abbastanza recente, così come la storia della selezione balcanica, cominciata poco dopo l’uscita da una guerra fra le più cruente e sanguinose dell’era contemporanea.

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Bosnia-Italia e la risposta alla guerra

Il primo dei sei precedenti risale infatti al 6 novembre 1996 quando l’allora presidente della FIGC Matarrese rispose all’invito dell’omologo Pušina a disputare una partita amichevole con la Bosnia Erzegovina in una Sarajevo profondamente segnata dal conflitto di quattro anni prima. Cicatrici ampiamente visibili anche quel giorno tanto che il maxischermo dello stadio, perforato dalle pallottole, era stato coperto da uno striscione con la scritta “Grazie azzurri” e il calcio d’inizio fu fissato all’insolito orario delle 13.30 perché ancora l’impianto di illuminazione non era stato ripristinato. Nonostante ciò, 40mila tifosi, spinti dall’orgoglio nazionale, riempirono gli spalti per incitare i propri beniamini e far segnare una ripartenza dopo anni di buoi.

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L’ultima di Sacchi sulla panchina dell’Italia

Fu una delle prime gare disputate dalla Bosnia, una selezione riconosciuta dalla FIFA alla fine del 1995 che aveva giocato la sua prima partita ufficiale contro l’Albania solo nel novembre di quell’anno. Dalle colonne di Repubblica Gianni Mura descrisse così quell’insolito pomeriggio di calcio: “Non so quale impatto abbia avuto in Italia questa partita giocata all’ora del panino o della pennichella. Qui l’hanno presa sul serio. Quarantamila persone a riempire lo stadio Koševo, che ha il campo rifatto da poco, di un bel verde chiaro. Ma non potrà mai essere uno stadio come gli altri”. In campo ebbero la meglio i padroni di casa grazie alle reti di Salihamidzic, futuro juventino, e Belic, inframmezzate dal momentaneo pareggio siglato da Enrico Chiesa. Fu anche l’ultima partita di Arrigo Sacchi come commissario tecnico della Nazionale italiana.

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Bosnia e Italia, così lontani e così vicini

A distanza di quasi 30 anni Bosnia e Italia si ritrovano ancora una di fronte all’altra: sono cambiati i protagonisti, lo scenario e anche la posta in palio, ma così come allora non verrà meno il legame tra due Paesi profondamente diversi ma accomunati da storie di resistenza, e solidarietà. “Una parentesi di festa e una spinta verso il futuro. Questo risultato c’è stato e mi basta”, concluse il suo articolo su Repubblica Gianni Mura. Oggi, dopo quasi 30 anni, il risultato farà invece tutta la differenza del mondo.

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