Italia, il sottile confine tra Mondiale e fallimento

In Bosnia la Nazionale di Rino Gattuso si gioca anche il futuro: dal risultato finale dipenderà il percorso del movimento azzurro
Vincenzo Lo Presti
Gennaro Gattuso (Photo by Daniela Porcelli/Sports Press Photo/Getty Images)

In Bosnia la Nazionale di Rino Gattuso si gioca anche il futuro: dal risultato finale dipenderà il percorso del movimento azzurro

Gennaro Gattuso (Photo by Daniela Porcelli/Sports Press Photo/Getty Images)

Dopo due esclusioni consecutive dal Mondiale, l’Italia si ritrova ancora una volta davanti a un bivio. A Zenica, nello stadio Bilino Polje, gli azzurri si giocano una fetta enorme del proprio futuro contro la Bosnia: non è solo una partita, è una resa dei conti. Il calcio d’inizio è fissato per le 20.45, ma la tensione si respira da giorni. La cornice sarà rovente, come spesso accade nei Balcani. Il pubblico bosniaco spingerà con forza, trasformando lo stadio in una bolgia, mentre l’Italia dovrà dimostrare di aver imparato a convivere con la pressione. Perché è proprio lì, nella gestione dei momenti decisivi, che gli azzurri hanno fallito nelle ultime occasioni. Stavolta non ci sono appelli: o dentro o fuori.

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Gattuso e le scelte decisive: identità e coraggio

Il commissario tecnico Rino Gattuso si gioca molto più di una qualificazione. Da quando ha preso in mano la Nazionale, ha provato a dare un’identità chiara, fatta di possesso, ritmo e aggressività. Ma nelle partite che contano davvero, serve qualcosa in più: concretezza, personalità, cinismo. Le scelte di formazione saranno fondamentali. L’Italia dovrebbe affidarsi a uomini in grado di reggere l’urto emotivo prima ancora che tecnico. L’esperienza di Gianluigi Donnarumma tra i pali, la leadership di Nicolò Barella e la qualità in mezzo al campo di Sandro Tonali saranno determinanti per controllare ritmo e spazi. Davanti, invece, servirà chi sa trasformare le occasioni in gol, senza tremare.

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La Bosnia non parte battuta, anzi. Gioca in casa, ha meno da perdere e può contare su giocatori di qualità ed esperienza internazionale. Tra questi spicca ovviamente Edin Dzeko, leader tecnico ed emotivo della squadra, a 40 anni, compiuti lo scorso 17 marzo, ancora capace di incidere anche nelle serate più complicate. I bosniaci punteranno su intensità, duelli fisici e ripartenze veloci, cercando di sfruttare ogni minima disattenzione italiana. In una gara così equilibrata, saranno i dettagli a fare la differenza: un episodio, una palla inattiva, un errore individuale. L’Italia dovrà essere lucida, evitando di farsi trascinare in una partita sporca e nervosa.

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Un Paese con il fiato sospeso: evitare il terzo fallimento

Per l’Italia questa partita rappresenta molto più di una qualificazione. Dopo le mancate partecipazioni ai Mondiali del 2018 in Russia e del 2022 in Qatar, un’altra esclusione sarebbe difficilmente sostenibile, sia dal punto di vista sportivo che economico. Il rischio è quello di scivolare definitivamente fuori dall’élite del calcio mondiale. Al contrario, una vittoria riaprirebbe prospettive, restituendo fiducia a un movimento che negli ultimi anni ha vissuto troppe contraddizioni. Il confine è sottilissimo, quasi impercettibile: da una parte il fallimento, dall’altra la possibilità di ripartire. Novanta minuti (o forse di più) per decidere tutto. L’Italia è chiamata a scegliere da che parte stare.

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