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Analisi

È la Juve di Spalletti: così si è preso la squadra in poco più di due mesi

Settanta giorni sulla panchina della Juve e già un’impronta chiara: così Luciano Spalletti si è preso la squadra
Claudio  Ferrari
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Settanta giorni sulla panchina della Juve e già un’impronta chiara: così Luciano Spalletti si è preso la squadra

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Sono bastati settanta giorni a Luciano Spalletti per lasciare la sua impronta sulla Juventus. Questo il lasso di tempo necessario all’allenatore per entrare nella testa dei suoi giocatori, grazie anche a un gruppo predisposto al lavoro e in cerca di nuova linfa dopo un periodo negativo con Tudor, dal punto di vista almeno delle dinamiche di gruppo. 

Modulo e idea

Ha scelto di dar credito alla difesa a tre Spalletti, apportando però subito una novità con l’inserimento di Koopmeiners da braccetto a sinistra. McKennie ha lavorato invece da esterno e seconda punta, fino a diventare un trequartista quando il tecnico della Juve ha scelto di spostarsi su un più congeniale 4-2-3-1. Le idee più del modulo hanno dato una spinta ulteriore: Locatelli è l’esempio più lampate. Quasi escluso nell’Italia di Spalletti, riferimento ora in bianconero e non solo per la fascia al braccio. Cambiare le prestazioni individuali per cambiare quelle del collettivo. 

Il gruppo

Strettamente collegato allora anche il discorso relativo alla fiducia. Tornato ad allenare quotidianamente un gruppo squadra, Spalletti è subito entrato in sintonia con i suoi ragazzi: tanta fiducia ai giocatori, cosa che forse era mancata nell’esperienza in Azzurro. Da qui la scelta anche di pagare con la squadra in caso di serate negative e di allontanarsi dai riflettori in quelle positive. Una strategia chiara e vincente, che non ha però impedito all’allenatore di bastonare la sua Juve quando necessario. I risultati però non mentono: la strada è quella giusta. 

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