Analisi

Roma, occasione sprecata: continua il tabù negli scontri diretti

Avanti 3-1 fino al 78’, i giallorossi sono stati fermati sul 3-3 dalla Juve evidenziando delle problematiche che si ripetono ormai troppo spesso nelle sfide contro le rivali
Vincenzo Lo Presti

Avanti 3-1 fino al 78’, i giallorossi sono stati fermati sul 3-3 dalla Juve evidenziando delle problematiche che si ripetono ormai troppo spesso nelle sfide contro le rivali

Con un successo la Roma sarebbe salita a quota 53 punti in classifica agganciando il Napoli al terzo posto in classifica e salendo a +5 dal Como quinto eppure, avanti 3-1 fino al 78’, i giallorossi non sono riusciti ad andare oltre il 3-3 nello scontro diretto contro la Juve allo Stadio Olimpico. Se c’è un dato che più di ogni altro fotografa la stagione 2025-26 della formazione di Gian Piero Gasperini è questo: nessuna vittoria negli scontri diretti. Contro le rivali per la zona Champions – dalle big storiche alle outsider di alta classifica – i capitolini non sono mai riusciti a imporsi. Un limite che rischia di pesare come un macigno nella corsa europea.

Pareggi, rimpianti e occasioni mancate

Non è stata una Roma fragile, ma una Roma incompiuta. In diverse occasioni la squadra ha mostrato buone trame di gioco, intensità e capacità di reagire agli svantaggi. Eppure, quando il livello si è alzato, è sempre mancato qualcosa: il cinismo sotto porta, la gestione dei momenti chiave, la solidità difensiva nei minuti finali. Gli scontri diretti spesso si decidono sugli episodi: un calcio piazzato, una distrazione, un dettaglio. E proprio nei dettagli i giallorossi hanno pagato dazio. Troppi pareggi dopo essere passati in vantaggio, troppe rimonte subite quando la partita sembrava sotto controllo. In altre sfide, invece, è mancata la forza per ribaltare l’inerzia contro avversari più esperti nella gestione della pressione.

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Roma, problema mentale e non tecnico

Il dato è tanto più sorprendente se si considera la qualità della rosa. La Roma non è inferiore, individualmente, a molte delle squadre che la precedono in classifica. Ma negli scontri diretti emerge una differenza di mentalità: le big sanno colpire quando serve, sanno rallentare o accelerare a seconda delle necessità. I capitolini, invece, hanno spesso giocato “alla pari” senza mai riuscire a fare il salto decisivo. In questo senso, il limite appare più psicologico che tecnico. Vincere uno scontro diretto non significa solo segnare un gol in più degli avversari, ma saper reggere la tensione, interpretare i momenti, sfruttare le lacune dell’altra squadra. È qui che la Roma ha mostrato la maggiore fragilità.

Le conseguenze sulla corsa Champions

In un campionato equilibrato, gli scontri diretti valgono doppio: tre punti per sé e zero per una rivale. Non vincerne nemmeno uno significa restare sempre un passo indietro. Anche mantenendo una buona media contro le squadre di metà e bassa classifica, senza colpi pesanti contro le concorrenti la rincorsa diventa quasi impossibile. Il paradosso è evidente: la Roma può chiudere la stagione centrando la qualificazione alla prossima Champions League, ma con il rimpianto di non aver mai mandato un segnale forte. Senza una vittoria “di peso”, manca quella svolta capace di cambiare percezione e classifica. Per il futuro, la chiave sarà trasformare le buone prestazioni in risultati concreti contro le grandi. Servirà più cattiveria agonistica, più attenzione nei finali di gara e forse una gestione più pragmatica dei momenti cruciali. Gli scontri diretti non si giocano, si vincono. E finché questo salto non verrà compiuto, la Roma resterà sospesa tra ambizione e incompiutezza.

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