Dallo screzio con Lautaro alle critiche in patria: altra estate calda per Calhanoglu

A un anno di distanza dal botta e risposta con il Toro, il centrocampista dell’Inter è stato preso di mira per la prematura eliminazione della Turchia ai Mondiali 2026. Per Hakan non c’è pace
Vincenzo Lo Presti
Calhanoglu con la maglia dell'Inter (Getty Images)

A un anno di distanza dal botta e risposta con il Toro, il centrocampista dell’Inter è stato preso di mira per la prematura eliminazione della Turchia ai Mondiali 2026. Per Hakan non c’è pace

Calhanoglu con la maglia dell’Inter (Getty Images)

C’è un filo rosso che collega le ultime due estati di Hakan Calhanoglu. Un anno fa il centrocampista turco si ritrovò al centro di una polemica interna all’Inter dopo il Mondiale per Club. Oggi, dodici mesi più tardi, si trova nuovamente sotto i riflettori, ma questa volta per il clamoroso fallimento della Turchia ai Mondiali 2026. La Nazionale allenata da Vincenzo Montella era arrivata negli Stati Uniti con ambizioni importanti, forte di una generazione considerata tra le più talentuose della storia recente. Invece sono bastate due partite per trasformare l’entusiasmo in delusione: prima il ko per 2-0 contro l’Australia, poi quello per 1-0 contro il Paraguay. Due sconfitte che hanno sancito l’eliminazione anticipata della Turchia e aperto inevitabilmente il processo mediatico nei confronti dei leader della squadra, a partire proprio dal capitano Calhanoglu.

Calhanoglu e il fallimento della Turchia ai Mondiali 2026

I numeri raccontano una storia quasi paradossale. La Turchia ha chiuso le prime due gare del Mondiale senza segnare nemmeno un gol, nonostante una produzione offensiva enorme. Contro Australia e Paraguay sono arrivati complessivamente oltre sessanta tentativi verso la porta avversaria, un dato che rende ancora più inspiegabile il doppio passo falso. Dopo il ko inaugurale contro l’Australia, Calhanoglu aveva parlato di una sconfitta difficile da spiegare, sottolineando come la sua squadra avesse controllato a lungo il gioco senza però riuscire a concretizzare. La situazione è poi precipitata contro il Paraguay. La rete lampo di Matías Galarza dopo poco più di un minuto ha condannato una Turchia incapace di reagire, nemmeno dopo aver giocato gran parte della partita in superiorità numerica. A fine gara le immagini dei giocatori in lacrime hanno fatto il giro del mondo. “Everybody’s crying”, ha ammesso Arda Güler, simbolo di una Nazionale passata in pochi giorni dal sogno all’incubo.

Calhanoglu, le critiche in patria e il peso della fascia da capitano

Come spesso accade nel calcio, quando una squadra fallisce finiscono inevitabilmente nel mirino i suoi uomini più rappresentativi. E Calhanoglu, oltre a essere il giocatore più esperto del gruppo, è anche il capitano della Nazionale. In Turchia la delusione è stata enorme. La squadra era considerata una possibile outsider del torneo dopo gli ottimi segnali mostrati negli ultimi anni e dopo la crescita di talenti come Arda Güler e Kenan Yildiz. Per questo motivo l’eliminazione dopo appena due giornate ha generato una forte ondata di critiche nei confronti dell’intero gruppo dirigente e dei giocatori più influenti. Lo stesso Montella è stato costretto a intervenire pubblicamente per difendere i propri calciatori. Il commissario tecnico ha invitato tifosi e media a non trasformare la delusione in una caccia ai colpevoli, ricordando che molti elementi della rosa sono ancora molto giovani e stanno vivendo le prime esperienze a questi livelli. In difesa del classe ’94 è intervenuta anche la moglie Sinem che, come fatto già lo scorso anno dopo lo screzio con Lautaro Martinez, ha scritto sui social commentando: “Come avete dimenticato in fretta… Hakan era il nostro capitano quando ci siamo qualificati ai Mondiali ed è il nostro capitano anche adesso che siamo stati eliminati. Il capitano che prendete di mira oggi è lo stesso capitano di cui eravate orgogliosi ieri. Questa squadra e il suo capitano hanno lottato fino al fischio finale ma questo è il calcio – ha proseguito la moglie di Calhanoglu – a volte le cose non vanno come previsto. È facile assumersi la responsabilità quando si vince e cercare un colpevole quando si perde. Il capitano è sempre lo stesso; è la vostra prospettiva che è cambiata. Criticare oggi ciò che ieri hai applaudito dimostra che voi amate il risultato, non il calcio in sé”.

Calhanoglu e lo screzio con Lautaro

Se la delusione mondiale rappresenta il presente, il botta e risposta con Lautaro Martinez appartiene ormai a un passato che sembra lontanissimo. L’estate scorsa il turco era finito al centro di una delle vicende più delicate vissute dallo spogliatoio nerazzurro negli ultimi anni. Dopo l’eliminazione dell’Inter dal Mondiale per Club, Lautaro Martinez aveva lanciato un messaggio destinato a far discutere: “Chi vuole restare, resti. Chi non vuole restare deve andare via”. Parole che vennero successivamente associate proprio a Calhanoglu dal presidente Giuseppe Marotta. La replica del regista non tardò ad arrivare. Attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social, Calhanoglu definì quelle dichiarazioni “parole dure” e soprattutto “parole che dividono, non uniscono”. Poi aggiunse una frase che fece molto rumore: “Il vero leader è quello che resta vicino ai compagni”. La tensione venne successivamente ricomposta con un incontro a fine luglio, con tanto di foto postata su Instagram, a sancire la pace. La ferita si è progressivamente rimarginata con i due che sono tornati a mostrare un feeling che ha permesso all’Inter di concedersi il bis scudetto-Coppa Italia nel primo anno con Chivu in panchina.

Calhanoglu tra Inter e Turchia: un’estate decisiva

A 32 anni, Calhanoglu si ritrova così a vivere un’altra estate particolarmente delicata: da una parte c’è la necessità di archiviare una delusione mondiale che in patria ha lasciato ferite profonde, dall’altra c’è la voglia di ripartire con l’Inter, dove resta uno degli uomini di maggiore esperienza e qualità tecnica. Il paradosso è che, ancora una volta, il centrocampista turco si trova al centro delle discussioni senza essere stato il principale responsabile dei problemi della sua squadra. È successo con l’Inter durante la vicenda Lautaro, sta succedendo oggi con la nazionale turca. Come se non bastasse, come un anno fa, Hakan, in scadenza a giugno 2027, è finito nel mirino di Galatasaray e Fenerbahce, pronte a riportarlo in patria nonostante le critiche dopo l’eliminazione della Turchia ai Mondiali 2026. 

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