Douglas Luiz, la rinascita e il retroscena

Il centrocampista brasiliano, tra gli esuberi rientrati dai prestiti, è diventato una delle sorprese più liete dell'avvio di stagione della Juve. La svolta arriva da un confronto diretto con Spalletti
Luigi Trapani Lombardo
Douglas Luiz (Getty Images)
Douglas Luiz (Getty Images)

Tra i tanti capitoli della gestione Spalletti alla Juventus, quello di Douglas Luiz rischiava di restare inedito fino a poche settimane fa. Il tecnico toscano ha sempre avuto una particolare capacità di rilanciare centrocampisti considerati incompiuti. Alla Juventus, per mesi, ci si era interrogati su chi potesse vivere una rinascita simile. La risposta, a sorpresa, è arrivata da un giocatore che sembrava ormai ai margini del progetto.

Il retroscena di Liegi

Il cambio di passo non è stato immediato né casuale. Dopo una prestazione opaca nella seconda amichevole estiva della squadra, disputata a Liegi, Spalletti ha avuto un confronto diretto e senza troppi giri di parole con il centrocampista brasiliano, chiedendogli di alzare il livello e promettendogli che, fidandosi del suo lavoro, sarebbe tornato il giocatore che era un tempo. Una frase che, stando a quanto raccontato da Tuttosport, ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra i due.

La svolta contro il Nizza

Già nell’amichevole successiva, contro il Nizza, Douglas Luiz ha mostrato un volto completamente diverso: gol pesante e una prestazione impreziosita finalmente da intensità. Nel dopopartita lo stesso Spalletti ne aveva sottolineato la capacità di leggere il gioco e i miglioramenti sul piano della copertura del campo, aspetti che in passato ne avevano frenato il rendimento.

Il ritorno in Nazionale

La tournée estiva tra Hong Kong e Perth ha confermato la crescita del centrocampista, oggi considerato uno degli elementi più sorprendenti e affidabili del centrocampo juventino. Un percorso premiato anche a livello internazionale: Douglas Luiz è stato richiamato in Nazionale da Carlo Ancelotti per le sfide del Brasile contro Australia e India, la prima convocazione a distanza di due anni dall’ultima. La strada per diventare il regista che Spalletti immagina resta lunga, ma i primi segnali vanno nella direzione giusta.

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