Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026

Milano-Cortina 2026, Brignone: “Ho lavorato duramente…”

Federica Brignone ha raccontato il suo recupero dall'infortunio di 10 mesi fa in vista delle Olimpiadi
Niccolò Di Leo
Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026

Federica Brignone ha raccontato il suo recupero dall’infortunio di 10 mesi fa in vista delle Olimpiadi

L’infortunio è alle spalle, ma per superarlo è servito dare il 100%. Federica Brignone voleva essere presente alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Partecipare alla sua sesta spedizione è un obiettivo per il quale ha lavora duramente, superando le ostilità di quanto era avvenuto 10 mesi fa sulle Tofane, e provando a vincere la sua quarta medaglia olimpica dopo: l’argento in Gigante a Pechino 2022 e i due bronzi tra Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 in Gigante e Combinata. A tal riguardo la Brignone ha detto: “Il mio obiettivo è essere sempre più veloce, nelle ultime settimane ho lavorato su questo. La sensibilità c’è, ma per cercare di raggiungere il limite dovrò avere ancora più coraggio, sperando che il corpo lo assecondi. Di Olimpiadi ne ho già fatte quattro con tre medaglie, non ho bisogno di un altro risultato eclatante per sentirmi felice, sono andata ben oltre quello che avrei potuto sognare nella mia carriera“.

La Brignone sull’infortunio

La Brignone nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha raccontato anche il lungo percorso di rientro dall’infortunio, svelando le ostilità e i passaggi necessari per mettersi il problema alle spalle: “Sono la stessa di sempre, né più paziente, né irrequieta. Per capirci, mi sono avvicinata a questi Giochi senza conoscere le date delle gare, ci penserò quando sarà il momento. Intanto resto serena. Non si è trattato solo di allenarsi e poi avere tempo per le proprie cose, tutte le ore disponibili le ho trascorse prima al J Medical di Torino per curarmi e poi negli spostamenti, verso casa o verso qualche evento, ma sempre accompagnata dal ghiaccio e dalla magnetoterapia. Anche quando sono rientrata in squadra, non mi sono concessa neanche un momento di svago con le mie compagne per fare due ore in più di fisioterapia. Per guarire ho dato il cento per cento. Ho fatto quasi tutto da sola, dopo anni di esperienza so cosa fare. Con due eccezioni: una seduta di ipnosi, dove a lavorare è l’inconscio, e poi ho chiesto una mano a Giuseppe Vercelli, il nostro psicologo dello sport, quando è stato il momento di rimettere gli sci”.

Il ruolo di portabandiera

Non sono mancate le dichiarazioni sul ruolo di portabandiera che ha ricoperto, in rappresentanza della sua disciplina: “Già in Primavera sapevo di essere una delle candidate e mi ha dato una grande spinta, lo considero un privilegio inarrivabile. Mi sarebbe piaciuto entrare a San Siro, era un sacrificio che avrei fatto volentieri, a costo di prendere un elicottero per tornare a Cortina, ma sarà bello sfilare con la squadra”.

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