Mondiali 2026, il segreto di De la Fuente: come ha portato la Spagna sul tetto del mondo
La Spagna vince il secondo Mondiale della sua storia, un titolo che nasce dal lavoro e dal merito di un commissario tecnico federale come Luis De la Fuente
La Spagna è campione del mondo. Il gol di Ferran Torres consegna alla Roja la vittoria contro l’Argentina e il secondo titolo della sua storia. Sedici anni dopo la prima sono stati ancora i tempi supplementari a decidere una finale delle Furie Rosse. Nel 2010 era stato Andres Iniesta a decretare la vittoria della Spagna, questa volta l’onore è toccato a un altro calciatore del Barcellona. La Nazionale di Luis De la Fuente vince il Mondiale più largo di sempre. A 65 anni il commissario tecnico della Spagna diventa il più anziano allenatore a vincere una Coppa del Mondo, toccando il punto più alto della sua carriera dopo anni di gavetta nei settori giovanili.
Tre anni per vincere tutto: i trofei di De la Fuente
Da tecnico federale Luis De la Fuente diventa uno degli allenatori più importanti del mondo. Nel 2013 ha iniziato un percorso nell’Under 19 della Spagna che dieci anni dopo lo ha portato stabilmente sulla panchina della Nazionale maggiore. Prendendo il posto di Luis Enrique, De la Fuente ha riportato la Spagna sul tetto del mondo vincendo tutti i trofei possibili. Il 18 giugno del 2023 ha superato la Croazia in finale di Nations League, poi il 14 luglio del 2024 ha guidato Yamal e compagni alla vittoria dell’Europeo. Due successi che hanno portato consapevolezza nella Roja, anche quando tutti erano pronti a criticarla per il primo passo falso contro Capo Verde all’esordio del Mondiale. Eppure, De la Fuente ha sempre parlato con la sicurezza di chi è conscio di poter vincere il Mondiale, di poter alzare al cielo il terzo titolo in tre anni da commissario tecnico.
De la Fuente ha costruito la Spagna di oggi
Luis De la Fuente è partito da lontano. Dall’Europeo vinto con l’Under 19 della Spagna nel 2015 e in quello alzato al cielo con l’Under 21 nel 2019. Ha vinto, ma soprattutto ha costruito guardando il futuro. Nella serata di ieri, al MetLife Stadium di New York, ha battuto l’Argentina. Lo aveva già fatto nel 2021, seppur non in finale, durante le Olimpiadi di Tokyo. Il pareggio per 1-1 nella fase a gironi era costato l’eliminazione dell’Albiceleste contro una Spagna molto simile a quella che vediamo oggi in campo. A segnare fu Merino, ma in campo con lui c’erano Unai Simon, Eric Garcia, Cucurella, Zubimendi, Pedri, Oyarzabal e Dani Olmo. Ben otto giocatori dell’undici titolare olimpico che affrontò l’Argentina Under 23 ieri sono scesi in campo in una finale Mondiale. Cinque anni dopo. A questi si aggiungono Asensio, Pau Torres e Oscar Gil. Al contrario, lato Albiceleste gli unici che quel giorno erano in campo e che sono arrivati a giocare la finale del Mondiale americano sono Mac Allister e Medina.
I numeri di De la Fuente in panchina
De la Fuente diventa uno dei migliori allenatori nella storia della Nazionale spagnola. Un tecnico federale che ieri ha superato un altro tecnico federale, Lionel Scaloni. Un duello che potrebbe far riflettere anche in Italia nelle prossime settimane. Luis De la Fuente è salito sulla panchina della Nazionale spagnola senza troppi proclami, ma solo con un’idea tattica chiara che potesse premiare le caratteristiche della squadra che aveva a disposizione. E che conosceva benissimo. Il tempo gli ha dato ragione e nelle 49 partite vissute in panchina, ha visto 39 vittorie, 7 pareggi e solo 3 sconfitte. Da 38 partite la sua Spagna non perde, stabilendo un nuovo record di imbattibilità.