Analisi

Milano-Cortina perde Kilde: la schiena ferma il campionissimo

Il forfait del fenomeno norvegese è una ferita per lo sci e per i Giochi italiani
Iacopo Erba

Il forfait del fenomeno norvegese è una ferita per lo sci e per i Giochi italiani

Milano-Cortina 2026 perde uno dei suoi volti più iconici nello sci alpino prima ancora di iniziare. Aleksander Aamodt Kilde ha scelto infatti di fermarsi, annunciando il forfait olimpico alla vigilia della prima prova di discesa. Una decisione maturata nel silenzio dei lunghi mesi di recupero, ma esplosa pubblicamente nel momento più amaro in assoluto. Il rientro dopo l’incidente di Wengen era stato infatti un piccolo capolavoro di determinazione, ma il fisico ha presentato il conto proprio quando l’obiettivo più grande era ormai a portata di mano.

Il messaggio di Kilde

Le sue parole spiegano meglio di qualsiasi bollettino medico il peso della rinuncia: “Ho fatto tutto il possibile per essere pronto, ma la mia mente e il mio corpo non stanno rispondendo come vorrei”. È il confine sottile tra ambizione e realtà, quello che ogni grande atleta prima o poi è costretto ad attraversare in una disciplina tanto spettacolare quanto pericolosa come lo sci alpino, che non fa sconti proprio a nessuno. La schiena non ha retto, la condizione vista a Crans-Montana ha tolto certezze e la scelta di fermarsi è diventata l’unica davvero responsabile, anche se la più dolorosa possibile.

L’assenza di un mito

Il rammarico è enorme se si guarda al valore tecnico e soprattutto simbolico di Kilde, che a conti fatti pur non avendo grandi ambizioni di medaglia meritava di esserci anche solo per cosa rappresenta. Vincitore della Coppa del Mondo generale nel 2020, dominatore della velocità con quattro Coppe di disciplina e 21 successi nel massimo circuito, il norvegese rappresentava l’eccellenza pura dello sci moderno. Argento e bronzo olimpici a Pechino 2022, era uno dei nomi più iconici dei Giochi italiani. Perdere un campione di questo calibro è una ferita per lo spettacolo, per la storia e per un’Olimpiade che avrebbe meritato anche la sua regolare presenza al cancelletto di partenza.

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