Evaristo Beccalossi

Addio a Evaristo Beccalossi: numero 10 libero, anarchico e geniale

Bandiera dell’Inter dal 1978 al 1984, fu un vero e proprio artista del pallone
Vincenzo Lo Presti
Evaristo Beccalossi (Getty Images)

Bandiera dell’Inter dal 1978 al 1984, fu un vero e proprio artista del pallone

Evaristo Beccalossi
Evaristo Beccalossi (Getty Images)

È morto nella notte a Brescia Evaristo Beccalossi, uno dei maggiori talenti del calcio italiano tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta. Aveva 69 anni e ne avrebbe compiuti 70 il prossimo 12 maggio. La sua scomparsa arriva al termine di un lungo e difficile calvario: da oltre un anno le sue condizioni erano gravemente compromesse dopo un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio 2025, seguita da un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella clinica Poliambulanza della sua città natale.

Il genio irregolare dell’Inter

Con Beccalossi se ne va non soltanto un ex calciatore, ma un’idea precisa di calcio: quella del numero 10 libero, anarchico e geniale, capace di accendere una partita con una giocata tanto quanto di scomparire per lunghi tratti. Un talento fuori dagli schemi, che non sempre si adattava alle logiche tattiche ma che proprio per questo è rimasto impresso nella memoria collettiva. Il suo nome è legato indissolubilmente all’Inter, di cui è stato bandiera tra il 1978 e il 1984. Con la maglia nerazzurra ha collezionato 216 presenze e 37 gol contribuendo alla conquista dello scudetto 1979-80 e di una Coppa Italia. In quel periodo formò una delle coppie offensive più riconoscibili del campionato insieme ad Alessandro “Spillo” Altobelli, diventando il simbolo di una squadra operaia ma capace di improvvisi lampi di classe. Beccalossi era proprio questo: un giocatore capace di inventare calcio, ma anche di sfuggire alle etichette.

Dal Brescia all’exploit con l’Inter: la carriera di Evaristo Beccalossi

Nato e cresciuto calcisticamente a Brescia, Beccalossi esordì giovanissimo con la squadra della sua città, alla quale rimase sempre profondamente legato. Dopo l’esperienza all’Inter, vestì anche le maglie di Sampdoria, Monza e altre realtà minori, chiudendo la carriera nei primi anni Novanta. Il ritorno alle Rondinelle, negli ultimi momenti da calciatore, fu anche un ritorno alle origini emotive, quasi a chiudere un cerchio personale oltre che sportivo.

Oltre il campo: Beccalossi personaggio e simbolo

Dopo il ritiro, Beccalossi è rimasto nel mondo del calcio come dirigente, opinionista televisivo e figura carismatica, diventando nel tempo un volto familiare per gli appassionati. La sua immagine – quella del fantasista estroso, a tratti malinconico – è entrata anche nella cultura popolare, tra citazioni, canzoni e omaggi teatrali. Era uno di quei giocatori che dividevano: amato visceralmente dai tifosi e guardato con sospetto da chi cercava ordine e disciplina. Ma proprio questa ambivalenza ha contribuito a costruirne il suo mito.

L’addio a un calcio che non c’è più

La morte di Beccalossi segna simbolicamente anche la fine di una certa idea romantica del calcio italiano. Quella in cui il talento individuale poteva ancora prevalere sugli schemi, in cui il numero 10 non era solo un ruolo ma un’identità. In un’epoca sempre più dominata da tattica, atletismo e organizzazione, figure come la sua appaiono quasi irripetibili. Beccalossi è stato un giocatore imperfetto, ma proprio per questo autentico. E forse è questo il tratto che oggi, più di ogni statistica, ne definisce l’eredità: quella di un artista del pallone che ha fatto discutere ed esaltare.

Potrebbe interessarti

Tra presente e rinnovo: sarà l’Inter di Dimarco
Gol nel derby a Perth e accordo vicino per il prolungamento di contratto: l'esterno sarà ancora uno dei leader nerazzurri
Come cambia la Roma con l’acquisto di Molina dall’Atletico Madrid
L'argentino porta esperienza, spinta offensiva e duttilità: ecco perché può diventare un punto fermo della nuova formazione di Gian Piero Gasperini
Che delusione per Zverev: ko all’esordio a Montreal con Griekspoor
Favorito n. 1 per la vittoria finale a Montreal, Zverev si arrende già al primo ostacolo
L’occasione persa da Cobolli: a Montreal arriva il 3° stop di fila
Flavio Cobolli sarebbe entrato nella top 5 della classifica ATP in caso di finale al Masters 1000 di Montreal
Roma, chi è Molina: il nuovo esterno alla corte di Gasperini
Classe '98 è l'argentino il rinforzo scelto dalla Roma per rinforzare la corsia di destra
Zion Suzuki, Parma
Suzuki verso il PSG: il Parma e la Juve attendono il rilancio
Da Parigi si prepara una nuova offerta, mentre i bianconeri sperano ancora nel conseguente prestito del numero uno giapponese
Salah al Trabzonspor: tutti i dettagli di un colpo storico
Contratto record, ricavi dal merchandising e cifre dell'operazione: ecco come il club turco ha convinto l'ex Liverpool
Lang, futuro lontano dal Napoli: Ajax pronto all’assalto
L'esterno olandese, rientrato dal prestito al Galatasaray, potrebbe lasciare Napoli nelle prossime settimane. Il club di Amsterdam aumenta il pressing
Il calvario di Alcaraz non ha fine, rinuncia a Cincinnati: a rischio anche gli US Open 2026?
Carlos Alcaraz non gioca un match ufficiale dal 14 aprile quando s’infortunò al polso destro a Barcellona
Eala fa la storia per le Filippine: primo titolo WTA per il suo Paese
L’allieva della Rafa Nadal Academy dimostra di avere un futuro da campionessa
Reijnders, da leader a comparsa: ora ci prova il Nottingham Forest
Il Nottingham Forest punta sull'olandese dopo una stagione complicata al Manchester City, nel ricordo dei due anni da protagonista con il Milan