Juve, Openda saluta e va al Lione: cosa non ha funzionato nella sua esperienza bianconera
L’attaccante belga lascia Torino dopo una sola stagione e torna in Ligue 1 con la formula del prestito secco in cambio di tre milioni di euro

La storia tra Loïs Openda e la Juve si è conclusa molto prima del previsto. Dopo appena una stagione in bianconero, l’attaccante belga riparte dal Lione, che lo ha accolto in prestito secco versando tre milioni di euro nelle casse juventine. Una soluzione che permette alla società di alleggerire il monte ingaggi e, soprattutto, di liberare uno spazio importante nel reparto offensivo in vista dei nuovi innesti. Quando la Juve aveva deciso di investire su Openda, le aspettative erano ben diverse. Reduce dalle stagioni convincenti tra Lens e Lipsia, il belga sembrava il profilo ideale per aggiungere profondità, velocità e aggressività all’attacco. Le sue caratteristiche lasciavano immaginare un centravanti moderno, capace di attaccare gli spazi e garantire un bottino realizzativo importante. Nulla di tutto questo, però, si è visto con continuità.
Perché Openda non ha convinto alla Juve
Le difficoltà sono emerse praticamente fin dai primi mesi. Openda non è mai riuscito a inserirsi realmente nei meccanismi offensivi della squadra, faticando a dialogare con i compagni e trovandosi spesso isolato negli ultimi trenta metri. La sensazione è stata quella di un attaccante poco valorizzato dal contesto tattico ma, allo stesso tempo, incapace di adattarsi alle esigenze della squadra. La Juve, soprattutto nella prima parte della stagione, ha prodotto poche occasioni da gol e ha sviluppato una manovra lenta, nella quale un giocatore che vive di profondità come Openda ha finito per ricevere pochissimi palloni realmente giocabili. Nemmeno quando gli sono state concesse opportunità dal primo minuto il belga è riuscito a cambiare l’inerzia. Gli errori sotto porta hanno alimentato un circolo vizioso: meno fiducia, meno minuti e, di conseguenza, un rendimento sempre più deludente. Alla fine il bilancio è rimasto ben al di sotto delle aspettative per un investimento così importante, con appena due reti in 34 presenze complessive.
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Tra concorrenza, pressione e mercato: un’avventura mai decollata
Ad aggravare la situazione è stata anche la continua evoluzione del reparto offensivo. L’arrivo di Jonathan David, la trattativa avanzata per Randal Kolo Muani e la volontà della Juve di ridisegnare completamente l’attacco hanno progressivamente relegato Openda ai margini del progetto tecnico. Nel frattempo anche l’arrivo di Luciano Spalletti in panchina non ha cambiato il suo destino. L’allenatore ha provato a valutarlo durante il ritiro estivo, ma le indicazioni emerse hanno confermato come il giocatore non fosse considerato centrale nel nuovo progetto. Più che una bocciatura tecnica assoluta, quella di Openda sembra essere stata la presa d’atto di un matrimonio mai realmente nato. Il belga non ha trovato l’ambiente ideale per esprimere le proprie qualità e la Juve non è riuscita a costruire una squadra in grado di valorizzarne le caratteristiche.
Il Lione può rappresentare l’occasione del rilancio per Openda
Per Openda il ritorno in Francia rappresenta probabilmente la migliore opportunità possibile per ripartire. In Ligue 1 aveva costruito la parte migliore della propria carriera e ritroverà un campionato che esalta gli attaccanti capaci di giocare negli spazi e in campo aperto. Per la Juve, invece, questa operazione consente di alleggerire la rosa, recuperare liquidità immediata grazie al prestito oneroso e proseguire il processo di rinnovamento offensivo. Resta però un dato evidente: quello di Openda è destinato a essere ricordato come uno degli investimenti meno riusciti delle ultime stagioni bianconere. Non tanto per il valore del giocatore, che resta indiscutibile, quanto perché il suo profilo non è mai riuscito a incastrarsi con le esigenze tecniche e tattiche della squadra. In certi casi il talento non basta: servono il contesto giusto, continuità e fiducia. A Torino, nessuno di questi elementi è mai davvero esistito.
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