La seconda chance di Bove: “Ho imparato ad accettare”

Dall’arresto cardiaco all’addio alla Fiorentina, fino a un nuovo inizio: Edoardo Bove ricomincia dal Watford con nuova consapevolezza
Iacopo Erba
Bove, Getty Images

Dall’arresto cardiaco all’addio alla Fiorentina, fino a un nuovo inizio: Edoardo Bove ricomincia dal Watford con nuova consapevolezza

’arresto cardiaco contro l’Inter, l’intervento chirurgico, la fine anticipata dell’esperienza con la Fiorentina e mesi dedicati a rimettere insieme corpo e testa. Poi, una trattativa “nata in aereo” e l’occasione di tornare indietro. Edoardo Bove, a soli 23 anni, ha dovuto fare i conti con la vulnerabilità più profonda di un atleta e oggi si rimette in gioco in Championship, al Watford, con una maturità che nasce dalla prova più dura. “Sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo. Ho capito come accettare ciò che mi è successo. Ci convivo senza problemi e sono felice di essere qui“. La scelta inglese è tutt’altro che un passo indietro: “Il Watford non è una seconda scelta, è una sfida. È una squadra competitiva, con un obiettivo chiaro, tornare in Premier. Per me è il posto giusto“.

Quante paure

Nel percorso di ritorno, il dubbio di non farcela è stato inevitabile. Un pensiero che va affrontato senza scorciatoie: “Certo. Ci sono momenti così. Puoi solo accettarli. Ti dici: andiamo avanti, un giorno alla volta, e facciamo del nostro meglio“. Più della fatica fisica, a pesare è stato l’aspetto mentale, tra paure nuove e sensazioni da rielaborare: “Quando ho ricominciato a correre e sentivo il cuore battere veloce ci pensavo. Dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti“. Decisivo il supporto dell’ambiente familiare e affettivo: “La mia famiglia e la mia ragazza sono state molto importanti. È stato un anno difficile, ma siamo contenti di come lo abbiamo superato. Da soli è complicato attraversare certe prove“. Utile anche il confronto con chi ha vissuto esperienze simili, come Christian Eriksen: “Sì, ci siamo scambiati vari messaggi“.

Un domani migliore

Oggi lo sguardo è libero dalla paura. Le valutazioni mediche hanno chiarito il percorso e restituito fiducia: “Il mio problema si è verificato all’età perfetta. Ho consultato diversi esperti e siamo arrivati alla decisione che posso riprendere a giocare. Mi tengo sotto controllo“. Il defibrillatore fa parte della normalità: “Ora è parte di me, anche se non gli ho dato un nome… È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle. Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi. Credo che sarebbe peggio avere un problema al ginocchio“. Ma il significato di questa ripartenza va oltre il pallone: “È una seconda chance con la vita, non solo col calcio. Quando per un periodo sei costretto a vivere senza, capisci che è la tua vera passione“. Un nuovo inizio consapevole, per chi ha imparato quanto vale davvero poter inseguire i propri sogni.

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