L’elevata altitudine dello Stadio Azteca è ormai famosa da tempo in tutto il mondo: ecco quali problemi può creare in campo

Uno stadio altissimo. È l’Azteca di Città del Messico, non un campo qualunque dove giocare. Nella storia del calcio è famosissimo e lo sarà anche ai Mondiali 2026, visto che sta facendo tanto discutere. È la sua altezza a precederlo: lì le partite non sono come tutte le altre. Il motivo? Si trova a oltre 2.200 metri sul livello del mare, una posizione che modifica sia la fisiologia degli atleti che la meccanica del pallone.
Mondiali 2026, i problemi dello stadio Azteca
Lì nella capitale messicana, infatti, la pressione atmosferica è decisamente più bassa, così come l’aria oppone meno resistenza e quindi il corpo dei giocatori fa più difficoltà a trasferire ossigeno nel sangue. Per questo aumentano sensibilmente sia la fatica che i tempi di recupero, mentre al contrario il pallone riesce a viaggiare con più facilità. L’altitudine dello Stadio Azteca impatta in due modi sul calcio: c’è una componente ipossica, cioè la minore pressione parziale di ossigeno che riduce la capacità aerobica massima, e quella ipobarica, cioè la minore densità dell’aria che cambia resistenza, velocità di corsa e comportamento del pallone. Questo vuol dire che in partita cresce costantemente il costo energetico, e che le squadre fanno molta più fatica a recuperare rispetto che in altri impianti in altre città.
Mondiali 2026, cosa succede all’Azteca
Come spiegato da World Atheltics, diversi studi dimostrano che la capacità massima di utilizzare ossigeno durante una prestazione sportiva calci progressivamente salendo di quota. Conseguentemente alle energie, quindi, crolla anche la qualità di gioco durante i novanta minuti. Sono questi i problemi che comporta l’elevata altitudine dello Stadio Azteca di Città del Messico, per cui diverse nazionali dovranno continuare a prendere le misure ai Mondiali 2026.