Tifosi Scozia (Getty Images)

Mondiali 2026, la storia della Tartan Army: un esercito di tifosi al servizio della Scozia

La storia della Tartan Army, la miglior tifoseria del mondo: dalle origini al ritorno al Mondiale
Niccolò Di Leo
Tifosi Scozia (Getty Images)

La storia della Tartan Army, la miglior tifoseria del mondo: dalle origini al ritorno al Mondiale

Tifosi Scozia (Getty Images)
Tifosi Scozia (Getty Images)

Non potete non averli notati. Sono quelli che mentre camminano per le strade di una metropoli americana hanno intorno l’aura delle grandi occasioni. Quelli che sanno di avere un appuntamento con la storia. Forse anche con il destino. Non sono inglesi, perché sono troppo differenti. Non sono britannici, perché troppo generico come termine. Gli scozzesi vivono nell’ombra. Sotto le nuvole di un cielo che promette pioggia, ma che non si sfoga mai. Vivono tra le scogliere e i castelli, legati a un passato che condiziona il presente. Sono storia e tradizione, un mix romantico. Un forte senso di appartenenza. Dopo 28 anni di distanza dall’ultima volta, probabilmente, ne avevamo bisogno anche noi. Rivedere le cornamuse, i kilt, la Tartan Army è quello di cui aveva bisogno questo Mondiale. La sana passione di un popolo per una squadra di calcio.

Fiore di Scozia

Allora eccoli lì. Mentre sfilando tra grattacieli, taxi e macchine. Nel nervoso traffico statunitense. Ecco un esercito colorato di bianco e di blu. Un gruppo di tifosi che si dirige verso lo stadio per supportare la propria squadra, per cantare con fierezza il proprio inno.Flower of Scotland” è già entrato nel cuore di tutti. I 50.000 del Gillette Stadium lo hanno intonato con il rispetto che merita questa canzone, senza strafare, ma con l’orgoglio di poter essere lì, a vivere quel momento. La Tartan Army è tornata protagonista in un Mondiale. Un esercito di tifosi scozzesi che segue in ogni dove la sua grande passione.

La storia della Tartan Army: le origini del nome

Impossibile non averli notati. Sono a migliaia, sfilano in kilt accompagnati dal piacevole e rumoroso suono delle cornamuse. Sono un esercito pronto alla battaglia, quella che giocherà sul campo la propria Nazionale. Seguono la Scozia in ogni dove e anche negli Stati Uniti si stanno prendendo la scena. Indossano maglie blu e cappelli stravaganti per richiamare alla propria tradizione. Per richiamare alla storia di un Paese che oggi torna a vivere anche di calcio. Devono il nome al celebre tessuto di lana a quadri tipico dei clan scozzesi, lo stesso con cui vengono prodotti anche i kilt. Si presentano come un esercito perché invadono letteralmente le città, perché sfilano compatti in cortei verso lo stadio e per il loro passato burrascoso che negli anni ’90 li ha portati a una svolta epocale.

La storia della Tartan Army: il fenomeno hooligans

La Tartan Army oggi è l’esercito più pacifico del Paese. Un insieme di tifosi che sostiene la propria squadra. Nulla di più, nulla di meno. Ma in passato le cose erano diverse. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 il fenomeno hooligans era penetrato all’interno del gruppo, contagiandone tutti i membri. In quel decennio vedere la Tartan Army suscitava emozioni diverse rispetto a oggi. Predominava la paura della violenza. Il caso più celebre risale al 1997, quando invasero il campo di Wembley e distrussero le porte portandosi via pezzi di prato, per festeggiare una clamorosa vittoria della Scozia contro l’Inghilterra.

La storia della Tartan Army: le svolta degli anni ’90

La svolta storica arrivò negli anni ’90. Il direttivo della Tartan Army decise di prendere le distanze dai rivali inglesi, dove il fenomeno hooligans stava diventando un problema di ordine nazionale. L’esercito dei tifosi della Scozia optò per un altro tipo di direzione, incentrata sull’autodisciplina, sull’unità e sull’allegria. In quegli anni l’immagine della Tartan Army venne ripulita completamente. Dal violento gruppo di tifosi scozzesi, diventarono un esempio per le tifoserie di tutto il mondo. Il loro nome iniziò a essere accostato sempre di più alla loro attitudine festosa, all’enorme consumo di birra e a una totale assenza di aggressività. La svolta venne premiata anche a livello internazionale, portando la Tartan Army a vincere un premio UEFA come ‘miglior tifoseria’ nel 1992, per via del loro comportamento esemplare. Attualmente gestiscono anche due associazioni benefiche: il Tartan Army Children’s Charity (TACC) e il Tartan Army Sunshine Appeal (TASA). Raccolgono fondi per i bambini meno fortunati della Scozia e dei Paesi in cui vanno in trasferta per seguire la propria Nazionale.

La storia della Tartan Army: il punto d’incontro tra Celtic e Rangers

La missione più difficile riuscita alla Tartan Army dagli anni ’90 in poi, però, è stata forse quella di riuscire a diventare una zona franca tra due delle tifoserie che si odiano di più nel mondo del calcio. Separate dalla rivalità cittadina e da motivi politico-religiosi, quando gioca la Nazionale scozzese i tifosi di Celtic e Rangers svestono i propri panni, tolgono le proprie sciarpe e li sostituiscono con quelle della Scozia. La Tartan Army è riuscita a trasformare in un punto d’incontro tra due mondi non solo distanti, ma addirittura opposti. Promuovendo il concetto di unità nazionale è riuscita a compattare il Paese sotto un’unica bandiera.

La storia della Tartan Army: i simboli e le tradizioni

Ovviamente, però, anche la Tartan Army ha le sue regole. A volte anche stringenti. Il dress code è ormai noto a tutti. Vuoi sfilare insieme a loro? C’è un solo modo: indossare il kilt, una maglia blu Scozia e un cappello che richiama alla tradizione nazionale come il Tam o’ Shanter. E poi c’è l’inno. Nonostante la Scozia non abbia un inno ufficiale, la Tartan Army ha sposato ‘Flower of Scotland‘, lo stesso intonato qualche giorno fa al Gillette Stadium prima della partita contro Haiti.

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