Mondiali 2026, l’Iran prepara l’esordio tra polemiche e casi bandiera. Taremi: “Troppa tensione”

È alle porte l’esordio del’Iran ai Mondiali 2026: la marcia di avvicinamento tra tensioni e polemiche
Michele Cerrotta
Uno striscione a favore dell'Iran durante Juventus-Arsenal (Getty Images)

È alle porte l’esordio del’Iran ai Mondiali 2026: la marcia di avvicinamento tra tensioni e polemiche

Uno striscione a favore dell’Iran durante Juventus-Arsenal (Getty Images)

Sta per iniziare il percorso ai Mondiali 2026 dell’Iran. La marcia di avvicinamento è stata quantomeno travagliata, esclusivamente per questione extracampo. Le stesse che ancora oggi stanno penalizzando togliendo concentrazione e serenità alla nazionale guidata da Ghalenoei. A partire dal percorso per arrivare nella città in cui si giocherà la prima gara di Coppa del Mondo.

Il viaggio

È noto infatti che l’Iran durante la propria esperienza ai Mondiali 2026 non potrà soggiornare sul territorio degli Stati Uniti. Per questo il ritiro della nazionale asiatica è stato fissato a Tijuana, da dove Taremi e compagni sono partiti per raggiungere Los Angeles e da lì per andare all’hotel in zona Manhattan Beach, militarizzata a causa delle proteste attese da parte dei molti irano-americani nostalgici della monarchia e quindi nemici della Repubblica Islamica.

Conferenza e allenamento 

Un primo assaggio di quello che sarà il SoFi Stadium durante l’esordio dei Mondiali 2026l’Iran l’ha già avuto, con la conferenza pre gara andata in scena nello stadio di LA. Con una lunga fila di giornalisti al seguito, ma senza la ventina di cronisti accreditati dalla FIFA e provenienti dall’Iran, che non hanno ottenuto il visto dal governo statunitense. Dopo la conferenza la squadra si è poi allenata al Carbon Sports Park, la sede dei Los Angeles Galaxy, circondata da diverse bandiere appartenenti al periodo precedente alla rivoluzione islamica del 1979 e, quindi, quelle con il simbolo del leone e del sole a cui sono affezionati tutti coloro che sono stati costretti a lasciare il Paese dopo l’avvento della Repubblica Islamica. Non è un caso, infatti, che dalle parti di Westwood si trovi la cosiddetta Tehrangeles, dove vive una delle più grandi comunità iraniane. Non sono mancate poi un paio di persone piazzate sull’altro lato della strada con l’attuale bandiera, che vede Allah al posto del leone e del sole. Quando la tensione è salita, gli abbondanti agenti hanno evitato il contatto tra le due parti. 

Verso la gara

Difficile pensare che le polemiche possano essere finite qui. Soprattutto pensando ai momenti a ridosso e durante la gara, infatti, sono attese nei pressi del SoFi Stadium manifestanti con le vecchie bandiere, che sono però state formalmente vietate dalla FIFA in quanto riconducibili a messaggi politici proibiti. Una richiesta in tal senso è arrivata anche da Teheran, con l’Iran che minaccia addirittura di lasciare il campo di fronte a determinate situazioni considerate ostili. Attenzione allora al cavillo legale: dopo una causa presentata in California dall’Institute for Voices of Liberty, infatti, la FIFA potrebbe essere costretta ugualmente a far entrare le bandiere pre-rivoluzione. La risposta arriverà circa sei ore prima dell’apertura dei cancelli al SoFI Stadium. Situazioni e argomenti che certo allontanano l’attenzione dalla gara. E di questo ha parlato anche Taremi in conferenza stampa, sottolineando tutte le difficoltà: «Ho percepito la tensione fin dal momento in cui sono arrivato. Ovviamente non sto vivendo la stessa splendida esperienza delle precedenti Coppe del Mondo. Quindi sì, abbiamo avuto delle difficoltà, ma persino prima del nostro arrivo le persone non provavano lo stesso entusiasmo nell’attesa di un evento così. Questo tipo di tensione mina quella gioia e mina anche il messaggio che la Fifa e il nostro popolo vogliono trasmettere, cioè che il calcio porta pace. Questo è ciò che ho percepito… Questa Coppa del Mondo avrebbe potuto offrire un’atmosfera migliore di quella che c’è stata, ma spero che in futuro la situazione migliori per tutti i tifosi presenti al Mondiale, indipendentemente dalla squadra che sostengono».

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