Mondiali 2026, niente Balogun bis: la FIFA ci va giù pesante con la squalifica di Quansah
Quansah non è Balogun: il difensore dell’Inghilterra è stato squalificato per due giornate

Brutte notizie per l’Inghilterra. La FIFA ha comminato due giornate di squalifica per Jarell Quansah, difensore espulso durante gli ottavi di finale dei Mondiali 2026 contro il Messico. Per questo, il centrale del Bayer Leverkusen salterà la sfida dei quarti contro la Norvegia più l’eventuale semifinale, in caso di passaggio del turno dei Three Lions. Tutto il paese sperava che la sanzione fosse di una sola gara; ci pensava anche Tuchel, che con la federazione calcistica inglese aveva pensato di presentare un ricorso per far togliere il rosso, come già successo nel torneo a Folarin Balogun.
Mondiali 2026, il comunicato della FIFA su Quansah
Di seguito il comunicato della FIFA: “La Commissione Disciplinare della FIFA ha inflitto la seguente sanzione al calciatore della nazionale inglese Jarell Quansah, espulso con cartellino rosso diretto durante la partita della Coppa del Mondo FIFA 2026™ tra Messico e Inghilterra, disputata il 5 luglio 2026 allo Stadio di Città del Messico: Squalifica di due partite per violazione dell’articolo 14 del Codice Disciplinare FIFA. La squalifica sarà scontata nelle prossime partite della nazionale inglese alla Coppa del Mondo FIFA 2026™, in conformità con quanto previsto dall’articolo 69 del Codice Disciplinare FIFA”.
Mondiali 2026, Balogun è un unicum: destino diverso per Quansah e Olise
La Federazione calcistica inglese aveva pensato di fare ricorso alla FIFA per far cancellare l’espulsione di Quansah. Ma niente da fare. Due pesi e due misure, quindi, rispetto a quanto è accaduto invece con Balogun, la cui squalifica è stata sospesa per permettergli di giocare contro il Belgio agli ottavi. Alla fine il centravanti non ha inciso nella partita e gli USA hanno per 1-4, venendo eliminati dai Mondiali 2026. Lo stesso destino dell’Inghilterra ce l’ha avuto anche la Francia: la FFF aveva presentato il ricorso per far togliere l’ammonizione a Olise, attualmente in diffida, rimediata contro il Paraguay. La FIFA, però, ha respinto la richiesta: una risposta totalmente diversa rispetto a quanto fatto per gli Stati Uniti di Trump, tra i paesi ospitanti della competizione.