Mondiali 2026, scoppia la polemica: domande in spagnolo vietate, il motivo fa discutere
Tra le nazioni ospitanti c’è il Messico, eppure ai Mondiali 2026 le domande in spagnolo sembrerebbero vietate in conferenza stampa

Nuova giornata di polemica che coinvolge i Mondiali 2026 e soprattutto investe la FIFA e l’organizzazione del torneo in Canada, Stati Uniti e Messico. Non si parla questa volta di visti o del caro-biglietti, già finiti nel mirino dopo diverse gare con spalti semi vuoti, ma di una scelta organizzativa che sta creando difficoltà a giornalisti, allenatori e giocatori.
Domande consentite, ma non in tutte le lingue
Durante i Mondiali 2026 sembra infatti essere vietato porre domande in spagnolo. Una decisione che non nasce da una direttiva legata alla gestione delle conferenze stampa FIFA. La scelta appare controversa, soprattutto considerando che in Messico si parla spagnolo ed è uno dei Paesi ospitanti, che negli Stati Uniti una larga parte della popolazione è ispanica e che lo spagnolo è tra le lingue più parlate al mondo. La motivazione ufficiale riguarda però un aspetto tecnico: la disponibilità degli interpreti. La FIFA avrebbe infatti spiegato che le lingue utilizzabili dipendono dai servizi di traduzione simultanea presenti in ogni singola partita.
Il regolamento
Non si tratterebbe di un divieto assoluto, ma di una limitazione legata all’organizzazione delle conferenze stampa. In base alle risorse disponibili, vengono selezionate alcune lingue per la traduzione simultanea. In occasione di eventi come Brasile–Marocco, ad esempio, erano garantiti servizi in inglese, portoghese, italiano, arabo e francese. L’esclusione dello spagnolo, quindi, deriverebbe da ragioni logistiche, anche se la scelta continua a far discutere per l’impatto su una delle lingue più diffuse al mondo.