Mario Rui si rimette in gioco

Dopo essere stato scaricato da Antonio Conte, uno dei protagonisti dello Scudetto 2023 con la maglia del Napoli, sarebbe pronto a tornare in pista, in Ligue1
Giovanni Poggi

Dopo essere stato scaricato da Antonio Conte, uno dei protagonisti dello Scudetto 2023 con la maglia del Napoli, sarebbe pronto a tornare in pista, in Ligue1

Dalle stelle, alla fine di tutto, appena un anno e mezzo dopo aver riportato dopo decenni lo Scudetto a Napoli. La parabola di Mario Rui, in fase discendente dopo l’addio al club azzurro, ora, potrebbe prendere un’altra piega, decisamente migliore.

Corsa, fame e sacrifici, fino allo Scudetto

Ce l’aveva fatta Mario Rui. Dopo anni e anni di corse e sacrifici con la maglia azzurra, l’atteso, voluto e tanto cercato Scudetto a Napoli era arrivato. E’ il 2023 e la missione era stata compiuta, con Spalletti in panchina e l’indiavolato duo Kvara-Oshimen a fare sfaceli in giro per l’Italia e, per diversi mesi, anche in Europa.

Un tricolore a ritmo quasi da record, ma non tanto per i punti conquistati alla fine della corsa, quanto perché quel Napoli lì, già dopo le prime settimane di campionato era sembrato inarrestabile, cinico e per nulla intimorito dalla pressione di dover vincere, a tutti i costi. Un gruppo unito, tra chi “vendeva i biglietti” in attacco (per usare un gergo quasi cestistico) e chi dietro faceva la differenza, rendendo la difesa partenopea un muro insuperabile, invalicabile.

C’era Kim, c’erano Rrahamani e Di Lorenzo, e c’era anche Mario Rui, terzino sinistro portoghese ma da oltre un decennio in Italia, dopo una breve parentesi in Spagna. “Una vita da mediano” potrebbe essere la canzone adatta ad una carriera che prima di Napoli, e tolta la corposa parentesi giallorossa tra luci ed ombre, aveva conosciuto realtà abituate più alla salvezza che a puntare verso l’alto. Vedi Gubbio (in B nel 2011/12), Spezia (sempre in B nel 12/13) ed Empoli, che lo ha coccolato fino al 2016: anno della definitiva consacrazione.

Polmoni d’acciaio, corsa infinita e anche un sinistro che talvolta regalava cioccolatini pregiati per bomber affamati che gli passavano accanto, in area di rigore. Come nell’anno dello Scudetto, chiuso con 22 partite giocate e 7 assist: il suo record personale in Serie A, ancor meglio dei 6 accumulati nell’annata precedente.

Ma superata la gioia post-tricolore, di fatto, la sua avventura a Napoli si è spenta. Off. L’annata successiva è infatti disastrosa per gli azzurri, sportivamente parlando, che chiudono decimi da campioni d’Italia e con una sfilza di allenatori cambiati, ma senza mai uscire dal tunnel.

Quello imboccato in modo particolare da Mario Rui, che in estate, con l’arrivo di Antonio Conte, chiude virtualmente il suo rapporto in azzurro. Fuori dal progetto del tecnico salentino, il portoghese rifiuta tutte le proposte arrivate dal mercato e finisce così fuori dai radar. Poco prima di Natale, la rescissione definitiva.

Il silenzioso addio e lo stop al calcio giocato

“Ogni corsa, ogni contrasto, ogni battaglia sul campo. Grazie Maestro, per aver indossato con orgoglio la maglia azzurra”. Così scrive il club campano dopo la risoluzione del contratto, mentre Rui si fermerà una stagione intera: non proprio il massimo a 34 anni.

“È stato difficile, sì – aveva poi dichiarato il difensore lusitano -. Lo scorso campionato non è stato dei migliori, poi sono stato escluso. Però Napoli ormai era la mia casa: mi ha dato tanto e credo di aver dato altrettanto. Questo è il calcio, tutto può cambiare da un giorno all’altro e ora devo voltare pagina.

Difficile oggi dare una spiegazione. La scorsa stagione è stata oggettivamente molto complicata e poi è iniziato un nuovo progetto con Antonio Conte. Abbiamo parlato fin da subito. Siamo stati molto chiari l’uno con l’altro. Mi ha subito spiegato il suo progetto e poi siamo andati avanti secondo ciò che ci eravamo detti”.

Ora la Francia chiama

Ora però un nuovo spiraglio, dopo un duro anno di fermo, per giocare e per riprendere a divertirsi. La Francia chiama, c’è il Metz al telefono, che vorrebbe sostituire l’esterno basso Matthieu Udol, finito al Lens nel corso di questa finestra di mercato, e garantirsi un terzino titolare, di spinta e di esperienza, come ce ne sono pochi.

Niente ritorno in Serie A (dove all’attivo ha 248 presenze), ma l’occasione per sparare le ultime cartucce della carriera e tornare a mettere il turbo in Ligue1, proprio come faceva in fascia, involato ai 100 all’ora verso il fondo, e verso lo Scudetto.

Giovanni Poggi

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