Maurizio Sarri, Lazio

Maurizio Sarri e il valore della parola data: nel calcio c’è ancora luce

La stagione di Sarri va oltre i risultati sportivi, è la parola data ai tifosi e alla squadra la sua vera vittoria
Niccolò Di Leo
Maurizio Sarri, Lazio

La stagione di Sarri va oltre i risultati sportivi, è la parola data ai tifosi e alla squadra la sua vera vittoria

“Sarri l’ho visto sofferente” racconta Anderson Hernanes ai microfoni di DAZN. “Mi è pesato il cuore” aggiunge, da uomo esperto di calcio. Lui che conosce bene l’ambiente Lazio e che più di tutti può comprendere le difficoltà di un uomo, prima ancora di un allenatore, che era tornato a Roma con presupposti decisamente diversi da quelli che sta vivendo. Passa inosservata la stagione della Lazio, perché anonima per chi la vive dall’esterno. Passa inosservato il sacrificio di Maurizio Sarri, un allenatore che ha deciso di restare perché quest’estate aveva fatto una promessa al popolo laziale e ai suoi giocatori: restare al loro fianco in un anno buio. D’altronde, i presupposti per mollare tutto ed evitare di trovarsi in una situazione simile li aveva. Che ne dica Lotito, la comunicazione del mercato bloccato dalla Co.Vi.Soc. era arrivata il 26 maggio, molto prima della firma del contratto del tecnico. Lo stesso tecnico che nel comunicato in cui viene ufficializzata la sua permanenza, fa aggiungere: “Nel corso della conversazione, il Presidente, per la prima volta, ha illustrato in modo dettagliato la complessità tecnica della normativa e le sue implicazioni” datato 27 giugno 2025. Un mese dopo. “Per la prima volta”.

Restare, oltre tutto, per il bene della gente: Sarri mantiene la parola

Eppure la volontà di Sarri è stata chiara fin da subito. Restare per la Lazio, restare per la gente: almeno fino al termine della prima stagione, poi anche per lui sarà lecito tirare una somma. C’è chi ha paragonato questa stagione a quella di Fascetti, all’eroica Lazio del -9, forse andato un po’ oltre con i paragoni, per quanto l’essenza resti quella. “Chi vuole resti, chi non vuole se ne vada?” disse l’allenatore di Viareggio alla squadra. Sarri è di Firenze e non si è rivolto con le stesse parole, ma il senso era quello. “Restarono tutti” raccontò anni dopo l’impresa Fascetti. “Furono costretti a restare tutti, fino a gennaio” potrebbe dire oggi Sarri, mentre vede Castellanos e Guendouzi andar via. Sul francese voleva costruire la squadra del futuro, anche lui è rimasto spiazzato dalla sua cessione al Fenerbahce, come tutto il popolo laziale. E mentre Lotito paventa in conferenza stampa sogni di una Lazio a modello familiare, il suo allenatore vede arrivare acquisti che non conosce e partire giocatori che nella sua mente erano titolari.

Se sarà addio, sarà da standing ovation

Vive un conflitto interiore Sarri, ma dall’esito scontato. Un altro avrebbe fatto la valigia e se ne sarebbe andato. Non lui. Burbero, diretto, duro nelle espressioni, ma fedele alle proprie promesse, sincero e onesto con sé stesso. Sarri vuole troppo bene alla Lazio, intesa come tifosi e giocatori. Ama troppo quella gente che oggi lo ringrazia ogni giorno di esser lì, di essere ancora quel bagliore di luce nelle tenebre. Sarri soffre, ma anche lui sa di non essere solo. La stagione della Lazio non dà soddisfazioni, vive in un anonimato che lui non riesce ad accettare, mentre a Formello c’è il caos. Il futuro non brilla, è una luce destinata a spegnersi e se non verrà alimentata in questa stagione, allora per il Comandante non ci sarà più posto su questa nave. Mantenuta la promessa sarà costretto a uscire di scena, ma lo farà comunque a testa altra, tra gli applausi della platea. La standing ovation se l’è meritata, se l’è conquistata. Perché a volte, soprattutto in casa Lazio, è vero che non contano i risultati, ma i sacrifici. Quello che lasci nel cuore della gente.

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